Comunicato Politico #03 – La RACCOLTA DIFFERENZIATA

Trovo assurdo che nel mondo della ristorazione non sia ancora stato aperto un serio dibattito sulla questione RACCOLTA DIFFERENZIATA.
Innanzitutto bisogna fare due principali distinzioni, perchè questo tema raccoglie fortemente due istanze:
– una di natura economica, le vecchie care TASSE (sui rifiuti per l’appunto)
– una di natura ecologica.
Eco-nomia e eco-logia sono parole che hanno origine dal greco. In comune hanno la parola OIKOS (da cui il suffisso eco-) che vuol dire CASA.
Teniamo a mente questo concetto perchè il ristorante, il bar, il pub, oggi sono a tutti gli effetti la seconda casa dei nostri clienti. Il luogo in cui spesso molti di loro trovano rifugio, spendono parte dei loro soldi, del loro tempo e acquisiscono e scambiano stili di vita.

Il PROBLEMA RIFIUTI è un problema con il quale ormai stiamo imparando, tutti, dal singolo alle nazioni, a fare i conti. Qualcuno in Italia per fortuna questi conti se li è fatti già da molto tempo: un comune simbolo di questa presa di coscienza è senz’altro CAPANNORI.
Questo piccolo comune di circa 45mila abitanti già nel 2012 aveva raggiunto il 90% della raccolta differenziata. Come?
Tariffa puntuale.
Segnatevi queste due parole: TARIFFA – PUNTUALE.
Questo metodo non fa altro che calcolare la quantità, il peso, dei rifiuti indifferenziati prodotti dal cittadino e in base ad esso le tasse da riscuotere. La restante spazzatura viene invece raccolta e riciclata, senza quindi gravare sui costi di smaltimento (anzi, si potrebbe anche riuscire a renderli materia prima di riciclo). Chi non fa la differenziata in maniera accurata, riceve sanzioni.
Incentivati sia da una buona comunicazione che da un immediato risparmio, i cittadini di Capannori hanno accolto positivamente questo cambiamento raggiungendo risultati strepitosi.

E perchè vi stiamo dicendo tutto questo?
Semplice. Quanto avete pagato lo scorso anno di tassa dei rifiuti?
Vi basta come risposta?
Quanto potreste risparmiare ogni anno, se, ovviamente facendo un’accurata raccolta differenziata (che spesso molti sono già abituati a fare), veniste tassati solo per la produzione di rifiuti indifferenziati?

Mentre aspettiamo che dal cielo qualcuno ci aiuti a risparmiare soldi a fine anno in tasse, ecco che la questione ambientale bussa da un’altra porta.

Pensiamo per esempio alla proposta per ridurre l’inquinamento da plastica voluto dalla Commissione Europea. Tra i provvedimenti più importanti c’è la messa al bando dei prodotti monouso come cotton fioc, posate, cannucce, palloncini, contenitori per il cibo, bottiglie, sacchetti e assorbenti igienici. Tutti prodotti che detengono anche il  primato di abbandono nelle spiagge europee, oltre a rappresentare il 70% del totale dei rifiuti che vengono rinvenuti in mare.
Il bando è verso la materia di produzione, non lo strumento, motivo per cui si potrebbe tranquillamente pensare di sostituire ogni prodotto di plastica, con un equivalente in materiale biodegradabile e compostabile. Ma perchè non approfittarne una volta per tutte per migliorare certi atteggiamenti dei nostri clienti?
Un esempio?
La CANNUCCIA per bere il NEGRONI.
Sia chiaro, non è una questione di stile, o di etica. Il fatto è che è semplicemente superflua. Le cannucce sono d’obbligo nei long drink (onde evitare di gettarsi addosso il ghiaccio quando stiamo per finir di bere il cocktail dal lungo bicchiere), nei pestati e in tutti quei drink che hanno ghiaccio tritato e infine, alcune eccezioni, tipo il Bloody Mary.
Eppure ci sono tanti clienti che “semplicemente perchè le hai” (e sono gratis) spesso chiede una o anche più cannucce per il suo americano, per il margarita, perfino per il cocktail Martini!
Adesso abbiamo una buona scusante per dirgli di no.
Facciamolo per l’ambiente!

Siamo portati naturalmente a educare il cliente, volenti o nolenti.
Su gusti, saperi, attenzioni, abbinamenti, stili di vita.

Quanti clienti hanno imparato a distinguere la qualità di un prodotto a km zero, da un prodotto industriale della grande distribuzione, lo stagionale dal prodotto di serra, il biologico dal convenzionale, grazie alle proposte di un menù, alle parole spese da chi in sala cerca non solo di vendere, ma anche di spiegare e raccontare?

Perchè allora non pensare al ristorante e a tutti gli esercizi commerciali affini come a quel luogo dove poter sensibilizzare maggiormente la cittadinanza verso questo tema, il tema dei rifiuti, verso cui prima o poi dovremo tutti relazionarci?

Come dicevamo all’inizio, siamo la seconda casa di molti e forse il tema dell’eco-logia potrebbe trovare nel nostro settore un valido alleato, se solo le istituzioni comprendessero il potenziale inespresso e troppo spesso ignorato del nostro settore verso la società.

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