Comunicato Politico #01 – Il WELFARE della Ristorazione

Ebbene si. Occca scende in campo!
Se per POLITICA si intende la scienza o tecnica che ha per oggetto l’organizzazione e l’amministrazione della vita pubblica, allora certamente, anzi, obblitagoriamente, il mondo della RISTORAZIONE, in particolare in Italia, deve rientrare in questa scienza.
E visto che nessuno intende inserire il nostro settore nella vita politica, intendiamo farlo noi.
Il WELFARE della ristorazione o VALORE SOCIALE DELLA RISTORAZIONE nel nostro paese è un argomento di cui da tempo voglio parlare.

“La speranza, nel nostro caso, non è quella che Alejo ha dato a Fabio, ma quella che questi 2 barman hanno dato a noi tutti.”

La spinta a cominciare me l’ha data la piacevola avventura di Fabio Barbarossa, barman di 34 anni di Terni e di un suo collega, Alejo Ezequila Quiroga, che da Alassio provincia di Savona, in Liguria, è partito per andare nel bar di Fabio a insegnarli qualche trucco del mestiere.
Il motivo? Fabio lavora in un noto bar pasticceria in città da molti anni. Nonostante la sua dedizione al lavoro, un mese fa un cliente ha pensato di scrivere che era per lui cosa sgradita essere servito da questo ragazzo. Ah! Dimenticavo di dire che Fabio è diversamente abile.
In effetti è un informazione utile quanto sapere che taglia porta di scarpe o che squadra tifa. Praticamente poco o quasi insignificante al fine del lavoro che svolge. Anzi. Fosse stato tifoso del Perugia, a Terni, sarebbe di sicuro stata cosa più grave!
La storia fa il giro dei media e arriva all’orecchio del barman di Alassio che viene a sapere che Fabio vuole diventare un barman professionista.
Allora il nostro Eze Q (così si fa chiamare sui social) parte per Terni a insegnare qualche “trucchetto del mestiere” all’aspirante barman di Terni.
Perchè vi racconto questa storia?
Perchè questa storia è rappresentativa del grande valore che la ristorazione ha. Da sempre. Il valore sociale della ristorazione nella nostra società.
La disabilità di Fabio non è niente però, rispetto a problematiche di cui la ristorazione spesso si fa carico.

“Un’arte che viene così spesso svilita da cuochi allo sbaraglio, barman/alchimisti della prima ora, camerieri improvvisati del fine settimana.
Ma noi li prendiamo.”

In anni di esperienza nel settore ho visto ragazzi con problemi di tossicodipendenza, problemi familiari, genitori che si sono ritrovati senza lavoro che si sono rimessi in gioco nell’unico settore che riesce a quanto pare ad accogliere tutti.
Certo, accogliamo proprio tutti e questo crea spesso grandi problemi, di persone che cercano solo di guadagnare soldi facili attraverso un lavoro che è innanzitutto un mestiere. Un’arte che viene così spesso svilita da cuochi allo sbaraglio, barman/alchimisti della prima ora, camerieri improvvisati del fine settimana.
Ma noi li prendiamo. Qualcuno lo cacciamo via, qualcuno lo bastoniamo, qualcuno lo raddrizziamo, qualcuno lo educhiamo, qualcuno lo recuperiamo e a volte, qualcuno, diventa un maestro.
Quello della droga è un grave problema che riguarda la nostra società e la ristorazione c’è dentro fino all’osso. C’è chi entra pulito e ne esce sporco. C’è chi entra sporco e ne esce pulito.
Ma noi siamo li accomunati da un unico obiettivo, un unico comun denominatore che detta la linea guida, l’equibilibrio: IL SERVIZIO.
I problemi si lasciano a casa, ma poi a fine servizio spesso una birretta tra colleghi diventa il confessionale dove redimere peccati e trovare una nuova strada.
Dimenticare i problemi, o magari confidarli a qualcuno che conosci solo per una stagione, magari scoprire che i problemi li abbiamo tutti quanti e che tutti cerchiamo un modo per superarli.
Quando scopri che altri vivono situazioni simili alle tue, ti senti meno solo, in una società come quella di oggi, fatta di tanti social, ma molta solitudine.
Ed ecco che superato quel muro, magari ordini un’altra birretta e decidi di cambiare discorso, di parlare di cosa mettere nel nuovo menù, di frequentare un corso da sommelier, di provare un nuovo impasto per la pizza.
Tutto riparte, tutto si rimette in marcia e lungo la strada prima o poi ci sta che trovi anche la soluzione ai tuoi problemi, che sia un’opportunità di lavoro o qualunque cosa che abbia la forma di una speranza, come la storia di Alejo e Fabio.
La speranza, nel nostro caso, non è quella che Alejo ha dato a Fabio, ma quella che questi 2 barman hanno dato a noi tutti.
Dobbiamo iniziare a vedere la nostra potenzialità e comprendere il ruolo più ampio che abbiamo nella società che ci appartiene e che serviamo ogni giorno.
Quando questo ci sarà chiaro, quando capiremo l’importanza del nostro lavoro nella società, allora la società dovrà sostenerci. Non potranno fare altrimenti.

  1. Ben detto!! Questo era un articolo che desideravo da tempo!! Per ricollegarmi con quanto hai scritto prima di pubblicarlo. Quando ritieni che tutti abbiamo compreso il concetto. Dobbiamo fare una condivisione di massa! Ma prima noi. Troppa gente si sente ancora “operaio” e altri titolari si sentono “padroni”. Devono tutti sapere che c’è solo una squadra di titolare e staff. punto 😛 avanti tutta!!

Lascia il tuo commento