Questo si chiama Pietro!

Ci sono quelle cose che non devono mai e poi mai mancare nelle tasche di un cameriere all’inizio del servizio: l’accendino, la penna, il tirabouchon e le sigarette.
Questi oggetti saranno gli stessi che a fine servizio non avrai più o comunque molti di questi ti mancheranno all’appello.
Partiamo dall’accendino, questo mezzo di incredibile fattura e dalle mille fantasie è d’ausilio al cameriere in molte situazioni. Da usare in combo con la sigaretta per dar vita ad una pausa in mezzo al servizio, per poter accendere tutte quelle sigarette dei colleghi che casualmente non hanno mai con se l’accendino e perché no, magari per darlo a quella biondina del tavolo 2 con scritto sopra il tuo numero di telefono.
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E uno dei tuoi oggetti lo hai gia perso.
A seguire la penna, mi raccomando o blu o nera che tanto poi ci sarà sempre il collega che si presenterà con il pennone con tutti i colori più uno, che quando userà il verdino smunto illeggibile le imprecazioni della cucina si sentiranno anche in sala e il buon cliente capirà che in quel ristorante la cucina fa sul serio.
Il tirabouchon sta al cameriere come la spada a D’Artagnan, fedele compagno di mille battaglie e questo, quando a malincuore viene prestato a qualche collega la frase pronunciata al momento dello scambio è sempre la stessa “GUARDA CHE SE CHIAMA PIETRO…” (per chi non fosse del mestiere la risposta è “SI SI LO SO. TORNA INDIETRO”).
Ma indietro non torna mai.




“Il tirabouchon sta al cameriere
come la spada a D’Artagnan”

Il tirabouchon ha quel fascino strano, tutti ne rimangono affascinati, il cameriere non è libero di poterlo appoggiare da nessuna parte o di lasciarlo incustodito, che questo magicamente sparisce, poi se ha fortuna questo riappare esattamente nell’armadietto del suo collega. Coincidenza? Io non credo.
In ultimo le sigarette. Quante sigarette prestate e scroccate, il lamentarsi di comprare un pacchetto nuovo e di averlo già finito senza nemmeno averne fumata una.
La sigaretta ha quel valore aggiunto, sà di pausa e sà di caffè, sono quei cinque minuti dedicati alla persona e non al cameriere. è in quel piccolo momento dove stranamente distacchi il pensiero non pensi al tavolo 21 che ti ha chiesto l’acqua minerale e ancora ti chiedi che cazzo vuol dire, ma riflette il mondo che sta lì fuori e che l’IO cameriere ha la possibilità di osservare e divertirsi con esso.
Tutto questo quadro romantico e riflessivo, sarebbe possibile se non che, al momento di accenderti la sigaretta, ti ricordi che l’accendino non c’è l’hai più.

  1. Ma da dove nasce questo modo di dire? Azzardo una ipotesi mai confermatami da nessuno. Il fisarmonicista Pietro Deiro fu raggiunto negli USA dal fisarmonicista abruzzese Tommaso Coccione. I due insieme al fratello Guido Deiro iniziarono ad esibirsi nei più importanti teatri americani facendo conoscere la fisarmonica come strumento straordinario anche per la musica classica invece che la solita musica folkloristica a cui si era abituati fino ad allora. L’abilità di Coccione fu subito evidente al grande pubblico e per Pietro il giovane Tommaso cominciò ad essere un po’ troppo ingombrante, perciò decise di tornare in Italia. Per l’occasione scrisse la famosa marcia:”Pietro Ritorna”. https://www.youtube.com/watch?v=hpRZkgc_MBg Dunque Pietro Deiro tornò indietro nel senso che tornò in Italia ed ecco il perchè si dice:”Si chiama Pietro”.

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