LO SCOPO DI UN CAMERIERE

Alla domanda -“Quale è lo scopo di un cameriere” – la risposta più comune è:
FAR STAR BENE IL CLIENTE.
Si perché, al di là del mangiare, del bere, della pizza col cornicione o la lievitazione di 72 ore, al di là del prezzo, del voto dato alla “LOCHESCION”, tutto questo alla fine spesso si traduce e completa con un generalistico: STARE BENE.
Nella classifica stereotipata sul chi è più importante tra SALA e CUCINA, uno degli esempi più usati è:
– se la cucina fa il suo dovere e la sala è impreparata, il cliente rischia di aver fatto una pessima esperienza al ristorante
– se la cucina ha dei difetti ma la sala è competente e capace, allora questa può riuscire a salvare il salvabile (se cucinate avariato nemmeno un cameriere laureando in medicina può salvarvi!).
Ecco perciò che l’esperienza, positiva o negativa, del cliente, tenderà sempre a essere a 5 stelle o compromessa da chi accoglie il cliente all’entrata e lo saluta dopo aver incassato il conto.
La cucina è la torta, la ciliegina è il cameriere.

Questa sorta di parentesi fatta a uomo o donna, che racchiude l’esperienza solida/liquida di un mastro cuoco o sapiente barman, definirà inequivocabilmente l’andamento della serata del cliente e dell’intero locale.
Il cameriere è una parentesi, l’involucro del tempo che la clientela passa nel vostro locale.
Date un volto a questa parentesi.
Date una bocca a questo volto.
Date un’espressione a questa bocca.
Ecco.
Quell’espressione, su quella bocca, su quel volto, in quella parentesi temporale, definirà l’andamento del vostro locale e l’esperienza del vostro cliente.
Con un sorriso il cliente vivrà, a volte anche a prescindere da cosa gli è stato servito, un’esperienza positiva, ma date una smorfia, un broncio, o semplicemente un’assenza di emozioni al cameriere e questa sarà la cartina tornasole, la scusante per tutto, il filtro con il quale rapportarsi, il motivo per cui decidere di lasciare la recensione negativa.
Jerry Lewis diceva “La felicità non esiste. Di conseguenza non ci resta che provare a essere felici senza.”
Allo stesso modo, credetemi, non conta realmente quanto il contenuto della serata sia negativo o positivo.
Si può vivere negativamente un’esperienza positiva e positivamente un’esperienza negativa.
Tutto dipende dall’approccio e quell’approccio, per fortuna (o sfortuna), lo decide chi è in sala.

Tornando quindi alla domanda iniziale – “Quale è lo scopo di un cameriere?” – pensiamo di aver trovato una risposta definitiva.
Quale? Ma ancora non lo avete capito?
Sorridere 🙂

Ps: se proprio non ci riuscite provate a pensare a Sheldon Cooper che tenta di sorridere nella serie Big Bang Theory. Con me funziona 😀

  1. Come dice il mio capo, un grande uomo di sala con più di quarant’anni di esperienza alle spalle : il cliente non deve uscire dal locale dicendo “ho mangiato bene”, ma deve uscire dicendo “sono stato bene”, qui c’è tutta la fondamentale differenza

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